Lavora presso uno studio toscano (il ‘Noa Ink’) ma nel corso dell’anno potete trovarla anche a Milano, Torino e Bologna. Oppure a Berlino. Ci svela che a breve rallenterà i suoi ritmi, ma la sua vita sarà sempre fatta di tattoo art.
Com’è che Lucrezia (il tuo vero nome) un bel giorno lascia spazio a Luxo?
È una bella domanda per cominciare. “Luxo” (IG: @luxotattoox) nasce in realtà come un gioco al liceo tra amiche: ognuna di noi aveva scelto un oggetto che contenesse una parte del proprio nome. Io avevo trovato il luxmetro, uno strumento che misura la luce. Ho deciso di aggiungere una “o” finale per farlo suonare meglio, e da lì è rimasto così. Quando poi ho deciso di aprire la mia pagina dedicata ai tattoo, mi è sembrato naturale usare “Luxo” (IG: @luxotattoox), anche perché richiama molto “lux-lucis”, quindi la luce, un concetto che sento molto vicino.

Perché nella vita hai scelto di fare la tatuatrice?
In realtà all’inizio non pensavo che sarei diventata una tatuatrice. Mi ero iscritta all’Accademia di Belle Arti di Firenze con l’idea di fare l’artista, anche se non avevo ancora chiaro in quale ambito. Durante quel periodo sono entrata in contatto con il mondo del tatuaggio e me ne sono innamorata. Ho capito che forse era proprio il medium artistico che stavo cercando… Durante lo stage, passando molte ore in studio, mi sono resa conto che il tatuaggio mi dava qualcosa in più rispetto alla pittura: non era più solo un dialogo tra me e una tela, ma uno scambio tra due persone.

Quali sono stati finora i momenti più salienti del tuo percorso all’interno della tattoo art?
Beh, è difficile sceglierne uno. Forse il primo che mi viene in mente è stata la mia prima guest a Bologna presso ‘Underskin Tattoo’ (IG: @underskin.tattoo): ero molto spaventata, invece ho trovato un ambiente accogliente, quasi una seconda casa.
Lì ho capito quanto ogni tattoo studio possa insegnarti qualcosa di diverso.
Anche la prima guest all’estero è stata fondamentale: mi ha permesso di confrontarmi con artisti che fino a quel momento avevo visto solo attraverso uno schermo e di entrare in contatto con una realtà completamente diversa.

Come arrivi a specializzarti nello stile Ornamentale?
È stato un processo graduale. All’inizio, come credo succeda a molti, il mio unico obiettivo era imparare a tatuare, quindi non avevo ancora una vera identità stilistica. Durante l’apprendistato, informandomi e cercando ispirazione, mi sono imbattuta casualmente nell’immagine di un petto tatuato in stile Ornamentale. È stato un colpo di fulmine:
ho pensato che fosse uno dei tatuaggi più belli che avessi mai visto.
Da lì ho iniziato ad approfondire questo linguaggio e ho capito che il tatuaggio Ornamentale non è solo un disegno, ma qualcosa che si comporta quasi come un gioiello sul corpo. Interagisce con l’anatomia, la valorizza e la accompagna.

Mi ha colpito anche il fatto che possa aiutare le persone a sentirsi più a proprio agio con il proprio corpo, enfatizzando alcune parti e “ridisegnandone” altre in modo armonico.

Come nascono i tuoi soggetti ornamentali? Discutendone in prima istanza col cliente, immagino…
Io disegno molto, quindi spesso, quando non tatuo, utilizzo il mio tempo per sviluppare nuove idee che poi le persone possono scegliere o usare come ispirazione. Queste idee nascono da tutto ciò che assorbo quotidianamente: immagini, libri, natura, dettagli, forme. A un certo punto mi metto davanti a un manichino e provo a costruire qualcosa che possa funzionare sul corpo.

Solitamente i clienti mi contattano chiedendomi un progetto unico, spesso partendo da lavori che ho già realizzato o da alcune delle mie bozze disponibili. È importante però capire che l’iPad è solo uno strumento per avere un’idea visiva iniziale: ogni corpo è diverso, di conseguenza ogni disegno viene poi adattato direttamente sull’anatomia della persona, per funzionare davvero al 100%.

Mi parli del ‘Noa Ink’ di Firenze presso il quale sei tatuatrice-resident?
Il ‘Noa Ink’ (IG: @noaink) è uno studio molto dinamico, anche perché ha diverse sedi (Firenze, Montecatini, Lucca, Pietrasanta ed Empoli. Ndr) e questo permette a molti artisti di incontrarsi e confrontarsi. È un ambiente, dove ho trovato persone disponibili al confronto e alla condivisione. Il ‘Noa Ink’ è uno spazio in cui la sperimentazione è incoraggiata e in cui ognuno ha la libertà di gestire il proprio tempo e il proprio percorso.

Ho notato che sei molto impegnata in vari guest sia nazionali che internazionali…
Sì, in effetti negli ultimi due anni ho viaggiato moltissimo e probabilmente sono stata più in trasferta che a casa! (ride) Proprio per questo, dal prossimo autunno penso che inizierò a rallentare un po’ il ritmo delle guest. In Italia continuerò sicuramente con città come Milano, Torino e Bologna, mentre all’estero manterrò Berlino con una certa continuità.

Mi piacerebbe anche tornare a Parigi o Londra, e presto visiterò la Svizzera. Viaggiare è una parte fondamentale di questo lavoro: ti permette di crescere, di vedere come il tatuaggio si muove in contesti diversi e di confrontarti con realtà sempre nuove. E trovo sempre incredibile pensare che ci siano persone in giro per il mondo che portano un mio disegno sulla pelle.

A breve troverai anche il tempo di partecipare a qualche tattoo convention?
Al momento ho scelto di partecipare ad una sola convention all’anno. Quest’anno tornerò al ‘Ankonventional’ di Ancona (IG: @ancona_tattoo_expo): l’esperienza dell’anno scorso è stata molto stimolante e ho voglia di riviverla.









