Alla scoperta del proprietario del ‘UnderSkin Tattoo’ di Mantova: tra valori familiari, personalità molto definita nell’approccio al Black-n-Grey e scelte sempre ben precise.
Ciao Davide, cosa ti ha fatto scegliere di diventare un tatuatore nella vita?
Il tatuaggio, per me, non è nato da una scelta romantica, ma da un processo naturale. È qualcosa che si è costruito nel tempo, partendo da un’attrazione istintiva per il disegno e per tutto ciò che è destinato a rimanere sulla pelle. All’inizio era un’ossessione tecnica: migliorare, capire, ripetere. Con il tempo si è trasformata in una ricerca più consapevole, legata alla costruzione dell’immagine: come funziona sul corpo, come evolve negli anni, che tipo di impatto visivo mantiene.

Quali sono state finora le tappe più eloquenti della tua carriera artistica?
Tra le tappe più significative metto sicuramente l’apertura di ‘UnderSkin Tattoo’ (IG: @underskin_tattoo_mantova), la definizione di un linguaggio stilistico riconoscibile e i primi riscontri nelle tattoo convention, che mi hanno permesso di confrontarmi con altri professionisti e misurare il mio lavoro in un contesto più ampio.

Il Black & Grey come entra a far parte del tuo immaginario creativo? Che tipo di Black & Grey pensi sia il tuo?
Il Black & Grey è diventato il mio linguaggio in modo spontaneo. È il mezzo che mi consente di lavorare con maggiore precisione su profondità, contrasti e atmosfera. Il mio approccio allo stile Black-n-Grey è strutturato: ogni elemento viene costruito con un’intenzione ben precisa.
Lavoro molto sulla saturazione dei neri, sulla qualità delle transizioni e sulla leggibilità nel tempo.
C’è una componente Realistica, ma non è mai fine a sé stessa. Non mi interessa replicare una fotografia: cerco immagini con identità, con peso visivo, spesso contaminate da influenze “street” e Chicano-style.

Quindi pensi di essere stato influenzato da una certa arte made in Los Angeles?
L’influenza Chicano e losangelina è sicuramente presente. È un immaginario che mi ha sempre colpito per la sua capacità di raccontare strada, fede, dolore e identità attraverso simboli essenziali ma estremamente forti.

A proposito, sei mai stato in California per respirare, direttamente sul posto, un po’ di tattoo art americana?
Non sono ancora stato in California, ma è un passaggio che voglio fare. Oggi, però, il confronto non è più limitato al luogo: l’accesso alle immagini è continuo. Il punto, per me, resta filtrare tutto attraverso una visione personale.

Il tatuaggio, per te, è una tradizione di famiglia, vero? Nel senso che non sei l’unico Ferlisi che sta tatuando in questo preciso momento…
Non nasce come una tradizione in senso stretto, ma oggi è qualcosa che coinvolge più persone vicine a me. La mia compagna Lucia lavora con me in studio da un paio d’anni, e mia figlia Carlotta ha iniziato il suo percorso in questo mondo. Il legame con l’arte, però, c’è sempre stato: mio nonno lavorava il legno tra scultura e intaglio, insegnando queste tecniche; mio padre ha sempre dipinto e scolpito e oggi opera ancora nel settore come curatore. È un contesto che inevitabilmente ti forma.
Condividere questo percorso alza il livello, ma richiede anche una visione chiara e standard molto alti.

Mi parli del tuo ‘UnderSkin Tattoo’ in quel di Mantova?
‘UnderSkin Tattoo’ (IG: @underskin_tattoo_mantova) è uno spazio progettato per riflettere esattamente il mio modo di lavorare: essenziale, controllato, senza elementi superflui. Non è semplicemente un tattoo studio, ma un ambiente costruito attorno a un’idea precisa di lavoro. Il team del ‘UnderSkin Tattoo’ è composto da artisti con linguaggi diversi (FineLine, Traditional, NeoTraditional, Geometrico) ma uniti da un approccio comune: attenzione al dettaglio e rispetto per il risultato finale. L’identità individuale è fondamentale, ma il livello qualitativo deve rimanere alto in maniera costante.

Se parliamo di estate 2026 (e anche un po’ di autunno), quali saranno i guest spot e le tattoo convention che hai già deciso di mettere in agenda?
Sto facendo una selezione molto mirata. Preferisco ridurre il numero di eventi e concentrarmi sulla qualità. Sarò presente ad alcune tattoo convention italiane e sto valutando alcuni guest spot all’estero, ma l’obiettivo non è riempire l’agenda. L’obbiettivo è lavorare nei contesti giusti, dove posso mantenere il mio standard e presentare lavori all’altezza.

E le tue ultime parole famose sono… ?
Scelte precise: progetto, composizione, contrasti. Tecnica ed esperienza fanno il resto. Ogni nero, come ti ho già detto, ha un’intenzione ben precisa. Ogni transizione è costruita. Nulla è lasciato al caso. Sulla pelle d’altronde non si prova: si lascia il segno.










