Realizza la sua arte, insieme a tanti altri colleghi, presso il ‘Meno Uno Tattoo Studio’ di Torino; ed il suo tocco non manca di citare particolari eleganti legati al Liberty e all’Art Nouveau.
Riccardo, pensi che il tuo desiderio di diventare un tattoo artist nasca anche dalla consapevolezza di non volere fare altri tipi di mestieri?
A pensarci bene il tatuaggio ha sempre fatto parte della mia vita: il primo l’ho fatto a undici anni e nella mia famiglia è sempre stato presente. Inizialmente non avevo in programma di diventare un tatuatore, tant’è che appena quattordicenne ho iniziato a lavorare nel ristorante di famiglia dove sono rimasto per otto anni.

È stata un’esperienza fondamentale che mi ha insegnato il valore del lavoro, del sacrificio e della responsabilità. Avrei potuto continuare e invece ho sentito il bisogno di trovare la mia strada cavandomela con le mie forze.
Oggi posso dire che diventare un tatuatore ha cambiato la mia vita.
È stata una scelta azzardata, ma la migliore in assoluto che potessi fare. Questo lavoro mi rende felice, mi fa crescere ogni giorno e lo svolgo con rispetto e dedizione. Sarò sempre grato a chi mi ha supportato e ha creduto in me durante il mio percorso; e continua tuttora a farlo.

Ti definisci un tatuatore NeoTraditional molto ispirato dall’Art Nouveau e dallo stile Liberty. Vivere in una città come Torino, vale a dire la culla del Liberty italiano, pensi che abbia acuito questa tua combinazione artistica?
Penso che, aldilà di Torino, avrei comunque scelto questo stile. Inizialmente ero molto attratto anche dal Giapponese, ma con il tempo ho capito che il NeoTraditional era quello che sentivo davvero mio.

E ti sto parlando a livello di disegno, di ragionamento e di gusto personale. Se ci penso bene, ancora oggi seguo molti degli artisti e tatuatori che studiavo fin dall’inizio: gente che ha una forte base NeoTraditional e New School. Sono sempre stato attratto dalle caratteristiche di questi stili: i colori, le forme, i movimenti morbidi e sinuosi, l’eleganza.

Tra ciò che più ami tatuare ci sono animali, volti femminili, coltelli ed occhi. Come nasce la predisposizione verso certi soggetti?
I soggetti cambiano molto nel tempo, almeno per quella che è la mia esperienza. Lo vedo anche osservando il lavoro di altri colleghi: anno dopo anno la percezione del proprio compito si trasforma e, di conseguenza, cambiano anche i soggetti che si scelgono nei vari progetti.

Il NeoTraditional mi dà un’enorme libertà di scelta, ma credo che alla fine ognuno finisca per tatuare ciò che gli appartiene davvero.
Nel mio caso tornano spesso soggetti come animali, volti, ornamenti, fiori… e anche il cibo.
Penso di avere una naturale attrazione verso alcuni disegni più di altri, probabilmente influenzata anche da ciò che vivo fuori dalla sfera lavorativa. Per esempio amo mangiare, ho lavorato per anni in cucina e, non a caso, adoro tatuare il cibo. (sorride) In qualche modo credo che anche i miei viaggi influenzino le mie scelte, anche per ciò che riguarda la scelta dei colori.

Hai un progetto (artistico, ma non solo) per questo 2026? Un qualcosa che alla fine dell’anno forse ti farà sentire migliore rispetto a ciò che sei oggi?
Più che un progetto definitivo, per ora mi pongo degli obiettivi. Nel 2026 mi piacerebbe partecipare ad alcune tattoo convention importanti come Parigi e Francoforte oltre ad organizzarmi per fare altre “guest” in giro per il mondo. Amo viaggiare e mi piacerebbe fare un’esperienza di più mesi all’estero, magari negli Stati Uniti.

L’obbiettivo costante è sempre legato alla crescita lavorativa e personale visto che ogni esperienza fatta fin ora ha contribuito a definire la persona che sono oggi. Parallelamente sento il bisogno di dedicarmi alla pittura e al disegno libero; difatti sto cercando uno spazio fisico dove poter sperimentare.

Cosa intendi quando affermi che, “per fuggire dal rigore e dalla precisione della tattoo art”, a volte ti concentri su altre attività come il cinema e la musica?
Voglio dire che il tatuaggio ha delle regole specifiche e si tratta a prescindere di un’operazione tecnica che non può essere eseguita a caso. “Marchiare” la pelle delle persone con degli aghi impone una serie di responsabilità e, proprio per questo, ho bisogno di attività che mi permettano di liberare la creatività, in maniera del tutto leggera. Pittura, musica, film, serie TV e videogame sono elementi fondamentali che influenzano il mio immaginario e il mio processo creativo; anche se utilizzo tali attività principalmente a scopo ricreativo, da semplice appassionato.

Lo studio in cui lavori, il ‘Meno Uno’ di Torino, arriva a contare fino ad una dozzina di artisti, ciascuno specializzato nel proprio stile di riferimento. Possiamo parlare di una “factory” artistica vera e propria piuttosto che di uno studio tradizionale?
Il ‘Meno Uno Tattoo Studio’ (IG: @menouno_tattoostudio) è una realtà fresca, nata da poco. Sicuramente tutti noi stiamo lavorando con l’intento di diventare, un giorno, un polo contemporaneo di riferimento per Torino. Un luogo che si discosti un po’ dallo studio tradizionale di tatuaggi. Siamo numerosi al ‘Meno Uno’ (IG: @menouno_tattoostudio), quindi ognuno di noi porta una visione all’interno del gruppo e questo rappresenta sicuramente un punto di forza. Alla fine il confronto è sempre la chiave necessaria per crescere.

E le tue ultime parole famose sono… ?
Non ho mai avuto un motto, ma se dovessi averne uno sarebbe “vivi vero”. Una frase semplice e diretta che ho sentito una volta e che mi ha totalmente colpito. Sai, mi considero una persona onesta e schietta, reale e gentile. Mi piace aiutare, se e quando posso, e rispettare chiunque abbia di fronte. Trovo che la gente mi dia fiducia e si trovi bene con me per via del mio carattere. Sento di essere parecchio genuino essendo me stesso nel vivere le cose. E mi piace quando trovo lo stesso atteggiamento da parte altrui.














