Vi raccontiamo la storia di un artista che lavora tra il ‘North Lake Tattoo’ di Baveno e il ‘Best of Times’ di Milano. E di ciò che gli è successo ed ha imparato in tutti questi anni.
Pietro, direi di partire dal tuo nome d’arte: perché “Still” visto che all’anagrafe hai un cognome artistico come Crosa Lenz?
Questa è una domanda che mi perseguita da sempre. Devi sapere che sono cresciuto in una valle tra le montagne e sono figlio di un alpinista e scrittore molto conosciuto nell’ambiente; quindi, da quel giovane ribelle che ero, ho sentito l’esigenza di staccarmi dal mio cognome a livello artistico, pur lasciando un certo legame con la mia storia familiare.
Di conseguenza ho inventato “Pietro Still Lansch” che potremmo tradurre come “Pietro ancora un Lansch”.
Lansch sarebbe la parte finale del cognome Lenz che deriva in realtà da Lanschknekt (Lanzichenecco), ma dato che in Italia nessuno riusciva a leggere correttamente la parola germanofona, beh, tagliai la testa al toro e rimase Pietro Still (IG: @pietro_still_tattoo). Non è che mi piaccia molto, ma ormai è così che mi conoscono tutti, quindi va bene.

La passione per la tattoo art quando scoppia esattamente in te?
Partiamo dal fatto che, essendo cresciuto in una casa piena di libri, sono sempre stato incantato dalle illustrazioni presenti su di essi. Ho sempre osservato e disegnato molto durante la mia vita; così, finito il Liceo Artistico, mi sono buttato in uno dei primi corsi incentrati sul tatuaggio: era il 2001 e trovai una buona offerta a Roma.

Vai pure avanti.
Durante quel periodo accompagnai una mia amica a tatuarsi da Svicolo al Pigneto (IG: @aothr.tattoostudio_since1982) e lì sì che ebbi il colpo di fulmine! Ero già tatuato, ma quello fu il momento in cui capii che quella poteva essere la strada giusta in cui incanalare tutte le mi energie. Lo studio di Svicolo era un museo pieno di immagini, odori, storie di vite vissute, dolori, amori e malinconie. Insomma, tutto ciò che serve ad un uomo per creare dell’arte.

Quanto ci hai messo prima di indirizzarti verso il Traditional che rappresenta un po’ la base su cui hai costruito la tua intera visione artistica?
Da quel giorno al Pigneto intrapresi due anni di apprendistato ed ebbi l’onore di imparare a tatuare da un vecchio maestro come lo stesso Svicolo (IG: @svicolo_tatau). Dopo aver viaggiato e tatuato in vari studi per un po’ di anni, ho compreso che il mio stile era il Traditional di stampo europeo: lo avrei dovuto fare per coerenza personale. Così andai da Stizzo (IG: @stizzo_bestoftimes), gli chiesi di prendermi come apprendista e di aiutarmi ad evolvere in tale stile: il Tradizionale europeo.

Ma in quegli anni hai fatto anche altro, vero?
Sì. Quando ti ho detto che ho viaggiato e tatuato in vari studi, mi riferivo al Giappone (Osaka e Sapporo) e agli Stati Uniti (New York). Però, visto che nell’anima avevo sempre il Traditional Europeo, sono andato a farmelo insegnare dallo stesso Stizzo (IG: @stizzo_bestoftimes) perché volevo evolvere in tale stile. Poi, oltre a mandare avanti il mio studio e lavorare a Milano, ho continuato ad investire in viaggi professionali specialmente in Asia (Taiwan, Borneo e Giappone) e Inghilterra.

Meglio l’eleganza del Black-n-Grey o, perdonami il gioco di parole, il “calore del colore”?
Non penso che esista un modo migliore rispetto ad un altro. È sempre il tatuatore colui che deve acquisire l’esperienza ed evolvere il suo buongusto. È solo lui, il tattoo artist, che deve capire quando è il caso di tatuare a colori o in bianco-nero il giusto soggetto sulla giusta pelle.

Quando parli del tuo stile non manchi mai di nominare, come influenze, sia i primi del secolo scorso (il Novecento) che una certa impronta “Made in Italy” che infondi sempre ai tuoi lavori. Mi spieghi meglio entrambi questi aspetti?
Vorrei risponderti partendo da quand’ero piccolo. Sai, mia nonna mi portava in chiesa ed io mi perdevo tra gli affreschi e i quadri appesi alle pareti.
Questo per dire che “capire” il Tradizionale nel tatuaggio significa voler rappresentare la propria storia e cultura sulla pelle.
E tutto ciò può avvenire sia realizzando un soggetto appartenente ad essa, ma anche solo un modo di disegnare e interpretare una figura lontana nel tempo.

Quindi lo stile per te…
Quello che ti ho appena detto, per me, corrisponde alla parola “stile”. Un punto di vista unico e personale e che, soltanto studiando i tatuatori del passato, può concretizzarsi in maniera seria e credibile.

Mi spieghi come alterni i tuoi impegni al ‘Best of Times’ di Milano e al ‘North Lake Tattoo’ di Baveno sul Lago Maggiore?
Per tre anni ho vissuto a Milano lavorando dal lunedì al mercoledì al ‘North Lake Tattoo’ (IG: @northlake.tattoo) e dal giovedì al sabato al ‘Best of Times’ (IG: @bestoftimes_tattoo), il tutto tra convention e varie guest. Ora ho rallentato i ritmi tornando a vivere sul lago, dando un po’ di spazio ai miei clienti di sempre e tatuando al ‘Best of Times’ due weekend al mese. E portando solo lavori specifici in studio. In ogni caso, dopo aver girato tanto nella mia vita e conosciuto parecchi tatuatori, a Milano mi sento ormai di far parte di una famiglia che col passare del tempo sarà sempre più importante e preziosa nel mondo del tatuaggio.
Non serve che spenda ulteriori parole per spiegarne il motivo. Chi vuole intendere, intenda.

Hai già un grande progetto in ballo per ciò che riguarda il 2026?
Quest’anno parteciperò con il mio socio Samuele Tavazzi (IG: @samueletavazzi) alla tattoo convention di Edimburgo (IG: @scottishtattooconvention). Poi, in Italia, sarò per ora a Milano (IG: @milanotattooconvention), Vicenza (IG: @vicenzatattooconvention), Padova (IG: @padovatattooweek) e Napoli (IG: @napoli_tattoo_expo). Inoltre ho due progetti in ballo, ma in questo momento non posso e non te ne voglio parlare. Quando saremo pronti, ci faremo sentire!

E le tue ultime parole famose sono… ?
Era già tutto previsto…









