Bruno Pontiroli è un artista contemporaneo francese, classe 1981 che vive e lavora a Parigi.
Attratto dall’arte fin da bambino, crescendo non smette mai di disegnare o dipingere in qualunque forma o tecnica, esplorando tutte le forme espressive a sua disposizione in un’entusiastica ricerca di un sempre più concreto impegno, che finirà poi con il portarlo a dedicare la maggior parte del suo tempo alla creazione della propria manifestazione artistica.

Per poter apprendere il più possibile in fatto di tecnica, frequenta quanti più corsi gli è possibile. Ma sostanzialmente nella pittura ad olio può considerarsi un artista autodidatta che è arrivato all’attuale competenza leggendo ed imparando dai libri e ispirandosi ai grandi maestri presenti nel museo del Louvre da lui molto spesso frequentato.

Le sue ispirazioni artistiche primarie sono basate infatti su grandi nomi nel mondo della pittura come Rembrandt, Magritte, Rubéns ed Élisabeth-Louise Vigée Le Brun. Più tardi, crescendo e divenendo più curioso scopre il mondo di Nicolas Topor e nell’universo del pop surrealismo si innamora di Mark Ryden e Todd Schorr.

Il suo iter esecutivo ad oggi consiste nel buttare giù l’idea, scrivendola e appuntandola su un taccuino, dopodiché passa allo schizzo e infine passa alla tela, dipingendo un sottostrato in bianco e nero in acrilico e successivamente colorando con pittura ad olio.

In giovane età inizia come graffitaro nei tunnel della stazione ferroviaria di Parigi, assaporando la trasgressione e la lotta contro il tempo, quella in cui bisogna realizzare delle opere qualitativamente apprezzabili nel più breve tempo possibile onde evitare di essere “beccati”. Come street artist viaggia poi in giro per le principali capitali europee e spostandosi di continuo ha ovviamente modo di allargare conoscenze, ispirazioni e nuovi orizzonti artistici.

Inizia a dipingere a olio nel 2000. E dopo circa un decennio inizia con le prime esposizioni, prima a Parigi, dove nel 2012 ha la sua prima personale a la Galerie Le Laboratoire de la Creation, spostandosi poi negli anni anche in Italia, New York, Barcellona, Londra e via via crescendo sempre di più, arrivando a oggi ad esporre per le più importanti gallerie di arte contemporanea.

Il suo è un mondo di visioni capovolte, distorte e gremito di paradossi. Accostato dagli osservatori al dadaismo o al surrealismo, in realtà questo artista rifiuta qualunque tipo di inquadramento stilistico dichiarando di dipingere semplicemente il proprio diverso punto di vista rispetto alla sua personale osservazione e percezione del mondo reale.

Lui stesso infatti non ama rispondere alle domande sul significato o la simbologia legata alle immagini rappresentate, perché svelare la propria intenzione all’interno dell’opera diventa per lui controproducente, in quanto poi il pubblico potrebbe vedere solo e semplicemente quella chiave di lettura. Preferisce invece lasciare aperto un universo di possibilità, il ventaglio di interpretazioni che ognuno può avere individualmente di fronte alle sue opere.

Egli crea un ripiegamento mentale nell’esplorazione della relazione tra regno umano e regno animale. I corpi delle figure rappresentate si contorcono, si scompongono fratturando completamente qualunque legge della fisica, rimanendo in statiche pose di contrazioni e annodamenti, pur sembrando naturali e a loro agio, a volte persino nel diletto.

In altre occasioni corpi umani e corpi animali si intersecano, si abbracciano in drastiche deformazioni, in estremi stravolgimenti anatomici, facendo accadere l’impossibile di fronte ai nostri occhi, aldilà della logica. Illustrativo e caricaturale in un’armoniosa simbiosi.

A tratti provocatorio. Lo sfondo e il terreno sono rivolti all’infinito, accentuando la profondità e spingendo la scena in primo piano, la palette è malinconica donando un tono mai drammatico e nemmeno troppo ironico, in un cromatismo di consapevole fuga dalla realtà. I soggetti risultano in un materiale quasi plastico, modellati e manipolati alterando pesi e masse provocando un’estrema distopica elasticità.

Tutto è volutamente e magicamente scorretto.
“Il mio obiettivo è quello di ribaltare a testa in giù la ristretta visione del mondo che abbiamo e disturbare la nostra immaginazione, scuotendo una realtà accettata con immagini incomprensibili rendendole familiari. Stravolgere un simbolo o miscelare universi opposti mi da la possibilità di mettere in discussione l’identità delle cose in modo che io possa reinventarle in un mondo senza logiche dove tutto è possibile.”

A livello personale invece un elemento dissonante é sicuramente la solitudine, che é una delle caratteristiche principali del lavoro di un artista in cui a volte si soffre un po’ l’isolamento necessario durante il lungo processo di pittura, ma in questo caso l’artista sa bene che questo è il percorso giusto per la sua vita, quello che ha sempre desiderato fin da bambino e che non cambierebbe mai con nessun altro. L’evento più importante nella sua vita rimane comunque la nascita di suo figlio.