Interessante intervista, a cavallo tra arte e vita, con la brava tatuatrice che lavora al ‘Puro Tattoo Studio’ di Milano. Un’artista consapevole che “scolpisce e dipinge” la pelle altrui.
Gilberta, quando ti svegli la mattina ti senti più artista o tatuatrice? Non che una cosa escluda l’altra…
Le due cose sono inscindibili, senza ombra di dubbio. Anzi da un po’ di tempo ho anche preso a dipingere e scolpire con più assiduità, proprio perché sento il bisogno di esprimermi in modo ancora più completo per poter creare sulle persone soggetti sempre diversi e sempre più in armonia con loro. Mi spiego meglio: il “freehand” per me è una necessità reale, è l’unico modo in cui posso garantire un’armonia autentica e profonda tra corpo e tatuaggio.

Tu non sei solo tatuatrice, ma anche scultrice: giusto?
Sì. A volte, mentre disegno sulla pelle, soprattutto sulle linee lunghe, chiudo gli occhi per lasciare che la mia mano segua naturalmente le forme del corpo.
Mi rendo sempre più conto di quanto la mia formazione da scultrice abbia influenzato anche il mio lavoro da tatuatrice.
È anche per questo che scolpisco con maggiore frequenza: grazie ai corpi su cui lavoro ogni giorno, ho sviluppato una nuova comprensione delle forme. Io scolpisco quasi esclusivamente corpi femminili da sempre, e il contatto con i corpi che tatuo mi ha dato una lettura ancora più profonda. A sua volta la scultura mi offre nuovi spunti per affrontare il tatuaggio in modo diverso, più totale. Se lo ascolti, il corpo ci parla cosi forte da essere assordante, e io lo ascolto eccome!

Mi racconti dei tuoi inizi e se c’è stata una occasione particolare in cui ha capito che nella vita avresti fatto la tatuatrice professionista?
Ho iniziato in uno degli ennesimi momenti dove sentivo il bisogno di cambiare, dove avevo capito che ciò che facevo non mi stimolava più come avrebbe dovuto, o quantomeno come io volevo che facesse… Mi sono avvicinata al tatuaggio con una curiosità gigante, ma anche con molta umiltà e calma. Capiamoci: una situazione non cosi scontata per me, visto che solitamente ho l’abitudine di buttarmi nelle cose a testa bassa, dritto per dritto.
Piano piano ho sondato il terreno, ho iniziato con tatuaggi molto piccoli fino a crescere e realizzare qualcosa di sempre più interessante.

Poi cos’è successo?
Un giorno mi sono resa conto che questa nuova “relazione” tra me e il tatuaggio poteva funzionare davvero bene. Ma allo stesso tempo sapevo che, se volevo che durasse, dovevo metterci più “del mio”. Mi sono fermata e mi sono chiesta che cosa volessi fare, che cosa mi sentivo di fare, che cosa mi avrebbe divertito e reso felice. La risposta paradossalmente era più semplice del previsto: volevo dipingere, sempre e solo dipingere. Ora anche sulla pelle altrui.

Dipingere cosa?
Capire cosa dipingere è stato altrettanto naturale. Ho solo pensato che cosa avrei voluto io addosso e la risposta, direi piuttosto evidente, è stata: la natura. Una natura vivida, pienamente a colori. Quando ho iniziato, il mio approccio pittorico nel tatuaggio non era affatto così scontato. Veniva vista come una cosa strana, non era davvero un tatuaggio. Ma questo non mi ha mai né rallentata né demotivata. Il modo del tatuaggio è un mondo incredibile, io semplicemente ho navigato accanto ad esso, con grandissimo rispetto, ma senza seguirne necessariamente le rotte.

Quand’è che quello splendido immaginario floreale è entrato così prepotentemente a far parte della tua visione artistica?
Beh, è stato talmente naturale che non posso neanche considerarla una scelta. Come dicevo prima, ho lasciato semplicemente fluire le mie sensazioni e i miei pensieri. Ho pensato a cosa avrei voluto io sulla pelle, mi sono disegnata addosso e me lo sono tatuato. Per il colore è stata la stessa cosa: impossibile, per me, immaginare di tatuare solo in nero. Le combinazioni cromatiche mi affascinano moltissimo soprattutto sulla pelle, perché su ognuna di esse la resa è pressoché diversa.
Ogni volta adatto, mischio, compongo i colori in un equilibrio tra desiderio e resa finale.
Le persone non sono tele tutte uguali, né per forme né per tonalità. Ogni volta è differente, ogni volta è una creazione nuova. E questo mi stimola tantissimo, mi permette di non adagiarmi mai e mi porta a sperimentare sempre.

Sempre fedele a certi soggetti…
A volte mi viene chiesto se non mi annoio a ritrarre sempre e solo natura. La mia risposta, in tal caso, è un secco e sonoro no. Impossibile annoiarsi con la natura! Posso trovare ispirazione ovunque: in una siepe milanese di una qualsiasi triste “area cani”, cosi come nei boschi o nella natura più selvaggia.

Nel tuo caso, oltre che di soggetti floreali, bisognerebbe parlare di tecniche ben specifiche nel realizzarli. Cosa mi racconti in tal caso?
La tecnica è data dall’esperienza e dalla curiosità. Sperimentare di continuo mi permette di divertirmi e di creare sempre qualcosa di nuovo. Ad esempio, nei miei tatuaggi inserisco sempre le ombre alla fine. Esattamente come in natura l’ombra si poggia sulle cose ed io faccio lo stesso. Scelgo il punto di origine della luce, e le ombre nascono di conseguenza. Questo approccio deriva sicuramente dalla storia dell’Arte. Ricordo molto bene la prima volta che vidi un’opera del Giorgione intitolata ‘La Tempesta’: fu uno dei primi dipinti dell’epoca in cui la fonte di luce veniva rappresentata con chiarezza.

Insomma, sei rimasta folgorata dal Rinascimento veneziano.
Già. Questa scoperta mi colpì a tal punto da farmi iniziare uno studio sulle fonti di luce e sulla conseguente creazione di ombre. Mi ci sono dedicata cosi tanto da averlo fatto diventare un meccanismo automatico.
Un altro dettaglio distintivo del mio lavoro (attenzione, spoiler!) è che non uso quasi mai del colore nero puro.
Lo trovo, spesso (ma non per forza), troppo freddo e invasivo. Utilizzo quindi un marrone oppure un nero sporcato con il colore del soggetto su cui sto applicando l’ombra. Questo rende il passaggio tra luci e ombre molto più armonico. Per quanto riguarda il posizionamento dei miei tatuaggi – vale a dire un altro punto decisamente importante per me – la mia tecnica si basa sulla conoscenza delle fasce muscolari. Osservo come i miei clienti si muovono, studio le forme che si creano con il movimento, gli avvallamenti, le sporgenze. E poi costruisco il tatuaggio assecondandoli.

Pensi di aver avuto anche tu un maestro (maschio o femmina che sia) al quale senti di dover dire grazie?
Ovviamente si, ma sono cosi tanti e cosi svariati che non sono citabili uno per uno. Sai, sarebbe un elenco noioso e poco esaustivo. Ci sono tatuatori e tatuatrici, pittori e pittrici, scultori e scultrici, fotografi e fotografe, registi e registe, scrittori e scrittrici che mi hanno insegnato, formato e costruito. Ognuno di loro per qualcosa di diverso: la tecnica, il modo di guardare la luce, di percepire il colore. Ma, soprattutto, mi hanno insegnato a sviluppare una visione.
Lavorare a stretto contatto con altri grandi artisti come Marco C. Matarese, Gino Sorgente e Nemo fa del ‘Puro Tattoo Studio’ di Milano più un laboratorio di Belle Arti che un semplice tattoo studio? Vorrei conoscere la tua opinione in proposito…
Che ti posso dire? (sorride) Quello è il posto (IG: @purotattoostudio) dove sono cresciuta, dove ho scoperto chi ero e chi sono oggi. Ho iniziato a tatuare nello studio di Marco C. Matarese, e da allora di anni ne sono passati davvero tanti. Eravamo entrambi agli inizi di questa carriera e abbiamo lavorato come matti, abbiamo costruito e ci siamo confrontati cosi tante volte da farci sanguinare le orecchie. Lo stesso vale per Gino Sorgente (IG: @gino_sorgente) e per Nemo (IG: @nemos_tattoo). Io continuo a considerare il ‘Puro Tattoo Studio’ come una perla rara che si muove nel tempo e nello spazio. Abbiamo sempre avuto un approccio molto differente, anche quando non era così scontato.

Hai già segnato in agenda alcune tattoo convention e dei guest spot per quel che riguarda la primavera/estate 2025?
Sarò del tutto onesta, io non amo molto le convention, o meglio non amo prenderne parte. Sono una viziata e amo viziare i miei clienti: creare un ambiente intimo, lasciare spazio a confidenze, silenzi, musica. In una tattoo convention, ovviamente, tutto ciò non è possibile e per questo tendo a farne sempre meno. Amo invece viaggiare e fare guest, tendenzialmente all’estero. Negli scorsi mesi mi sono spostata tanta da un luogo all’altro e, per questo breve periodo, mi sono presa come un momento di stasi… che però finirà a brevissimo! Non ci riesco a stare ferma troppo a lungo, trovo che viaggiare sia alla base di una ricerca creativa e personale indispensabile. Questo per dirti che programmi precisi non ne ho ancora. Sto iniziando ad organizzare un viaggio itinerante per i primi mesi dell’estate che potrebbe toccare vari paesi d’Europa, ma tutto è ancora da definire.
E le tue ultime parole famose sono… ?
Smetterò di tatuare a colori. Hey, non è mica vero. Non lo farò mai! (ride)