Intervista al rapper milanese, grande appassionato di tattoo art, che ha appena pubblicato il singolo ‘Inferno’ e annuncia per settembre il suo nuovo album.
Faser, mi spieghi come nasce nel tuo caso l’amore per tatuaggi?
È difficile, per me, capire esattamente da dove nasca questa mia passione. Sicuramente l’arte dei graffiti e la cultura urban, in generale, devono avermi influenzato parecchio.

Ricordo che quasi tutti i writer che conoscevo avevano tatuaggi addosso o, addirittura, tatuavano loro stessi. Per non parlare dei vari rapper tatuati dalla testa ai piedi. Anche il cinema ha avuto la sua parte di “colpa”.

Quando vidi per la prima volta, ‘Dal Tramonto All’Alba’ di Robert Rodriguez, rimasi folgorato dall’enorme tatuaggio tribale sfoggiato dal buon George Clooney. Fortunatamente, all’epoca, non avevo ancora l’età e la possibilità per tentare di emularlo.

So che ti sei occupato dell’artwork del tuo nuovo singolo digitale ‘Inferno’. A parte i riferimenti all’estetica Marvel o DC Comics, ti sei ritratto a torso nudo dando di conseguenza risalto ai tatuaggi che sfoggi. Quindi deduco che per te sia importante mostrare questa parte “iconografica” del tuo personaggio…
I tatuaggi appartengono al mio immaginario musicale da sempre. I tattoo sono parte integrante della mia vita quotidiana ed è inevitabile che il mio progetto musicale, sia nei testi che nei contenuti audiovisivi, sia ricco di questi riferimenti.
Ho sempre cercato di coniugare differenti forme d’espressione artistica al fine di riuscire a trasmettere, più nitidamente possibile, la mia identità, il mio background ed il mio modo di percepire la realtà.

Mi racconti di quando ti sei fatto il tuo primo tatuaggio in assoluto e come andarono esattamente le cose quel giorno?
Sono passati molti anni e purtroppo non ho un ricordo lucido e preciso sul piano delle emozioni e delle sensazioni che ho provato. Tuttavia, posso dirti che il primo in assoluto è stato la scritta, ‘Calm like a bomb’, all’interno del braccio: è il titolo di un brano iconico dei Rage Against The Machine. E ti questo dà l’idea di come musica e tatuaggi siano sempre andati a braccetto per me. E perdonami il facile gioco di parole! (ridacchia)
Sbaglio o più che uno stile in particolare i tuoi tatuaggi rappresentano diverse espressioni artistiche (NeoTraditional, lettering, Tribale, un pizzico di soggetti cupi ecc.) andando ad illustrare ciò che è Faser e si sente uno come te?
Non sbagli affatto! Quasi tutti i tatuaggi che possiedo non hanno solo una funzione meramente estetica legata ai miei gusti personali, ma mi rappresentano per il significato che hanno. Mi aiutano a ricordarmi chi sono, un po’ come una sorta di Memento.

Qual è la molla che ti spinge a tatuarti? Rifletti molto su quelli che saranno i tuoi futuri soggetti oppure in tal caso sei decisamente più istintivo?
Spesso, mi è capitato di tatuarmi per incidermi addosso qualcosa di cui non volevo dimenticarmi. Per esempio, un pensiero o una persona.
In questi casi vado molto ad istinto, scelgo qualcosa e devo averla nel più breve tempo possibile. Per questo motivo, a volte, mi è capitato anche di tatuarmi da solo.
Quando, invece, devo scegliere soggetti “filler” o, comunque, decorativi e senza particolari significati, sono molto più lento e riflessivo; è successo anche che passassero mesi prima di eseguirli.

Tu sei di Milano. Hai dei tatuatori di fiducia in città oppure ti è capitato di tatuarti anche lontano dalla metropoli?
Negli anni mi è capitato di tatuarmi un po’ ovunque e da mani sempre diverse. In passato ho frequentato spesso le tattoo convention e, quindi, ho avuto modo di cercare tatuatori internazionali per avere qualcosa che qui a Milano, magari, non avrei potuto trovare.

Mi fai qualche nome in particolare?
Attualmente, lavorando in uno studio molto grande, il ‘River Side Klan Tattoo’ di viale Monza a Milano (IG: @riversideklantattoo), mi affido spesso ai vari resident. In particolare ad Adam Tailor (IG: @adamjailstailor), a parer mio, uno dei tatuatori di Chicano più forti in Italia. Poi, Cheris Art (IG: @cherisart) e Roberto Stincone, altro maestro, ma in questo caso dello stile Giapponese; o, ancora, Gianluca Napolitano (IG: @gianluca_napolitano_tattoo) che come Realismo è quanto più di simile ci sia ad una stampante.

A parte la citazione della fortunata trilogia di film diretti da Sydney Sibilia, cosa mi puoi anticipare sul tuo nuovo album ‘Smetto quando voglio’?
‘Smetto quando voglio’ è un disco che racchiude tanti concetti diversi. Il fil rouge principale è la tematica della dipendenza, in tutte le sue forme, e dell’illusione umana di poterla gestire. Detto ciò, non voglio fare la parte di quello troppo serio ed impegnato.
Il mio rimane comunque un disco rap pieno di sesso, droga ed insulti a terzi.

Hai già una data d’uscita nella tua testa?
Beh, se non smetto prima, ‘Smetto quando voglio’ dovrebbe essere fuori per settembre 2023.

E le tue ultime parole famose sono… ?
Beh, appunto, me l’hai servita su un piatto d’argento: ‘Smetto quando voglio’! O no? (ride)
La pagina Instagram del ‘River Side Klan Tattoo’: @riversideklantattoo